Breve storia del rifugio Garibaldi

p1 Costruito dalla sezione di Roma, il Rifugio Garibaldi fu inaugurato il 16 settembre 1886. Prima costruzione del genere sugli Appennini, ad essa si lega il ricordo del periodo eroico della conquista alpinistica, condotta sistematicamente dalla Sezione Romana, del massiccio del Gran Sasso. La sua fortuna incominciò a declinare con la costruzione nel 1908 del Rifugio Duca degli Abruzzi. Ma quando ormai stava per rendersi inabitabile, la Sezione Aquilana lo prese in gestione.

Siamo nel 1924. E’ il periodo d’oro degli Aquilani. La Sezione è fiorentissima, altissimo il numero degli iscritti. Notevoli le imprese alpinistiche. Eseguiti consistenti lavori di restauro, il Rifugio fu affidato a Pilato di Assergi che lo gestì per un decennio circa.

La famiglia di Pilato assicurava una vita da “cristiani”, come si diceva da parte dei portatori di Assergi, quasi inconsapevolmente a sottolineare, in forma polemica, la necessità per gli uomini, per i “cristiani”, di avere pietà verso se stessi, pietà che, viceversa, crudelmente si perde, agli occhi di chi di montagna dolorosamente vive, nell’avventurarsi senza sufficienti motivazioni nelle balze, negli strapiombi, negli abissi gelidi di morte e neve.

p2Poi la costruzione dell’Albergo di Campo Imperatore e della Funivia di Fonte Cerreto nel 1933 segnerà un secondo declino del Rifugio.

Questa volta si giungerà ad un vero e proprio diroccamento.

Perché dunque questa ricostruzione, quale ne è il significato?

Forse il Rifugio Garibaldi ha veramente esaurita la sua funzione. Strade che sempre più si spingono in alto, funivie, impianti scioviari aggrediscono il mistero ed i silenzi della montagna che si riduce a dimensioni sempre più piccole.

In questo restringersi degli spazi ha più senso un Rifugio ad appena un’ora di cammino dal punto terminale della carrozzabile? Sembrerebbe di no.

Se guardiamo tuttavia per un attimo il Garibaldi restaurato, e lavoriamo con un minimo di fantasia, riusciamo a ricreare gli spazi infiniti cui un tempo il Rifugio permetteva di accedere.

E’ il culto di questa memoria che ci ha spinto all’opera di ricostruzione. Ma anche una fiducia, la fiducia di riuscire a testimoniare definiti umori, e, se si vuole, una definita cultura per quelli che verranno dopo di noi, altrimenti ignari degli entusiasmi e delle speranze di altri tempi, entusiasmi e speranze sui quali pensiamo non debba esser lecito, sia pur teneramente e con benevolenza, sorridere, come si sarebbe tentati di fare, per il rispetto che meritano, densi come ancor sembrano di intuizioni non del tutto realizzate, di indicazioni non ancora raccolte, densi in una parola, di ammaestramenti da riconsiderare, da seguire, onde salvare quanto ancora resta del senso più profondo della montagna.

Le pietre di questo Rifugio son quegli entusiasmi, son quelle speranze.

Da Il Rifugio Garibaldi tra cronaca e storia – 1886 – 1978 –

C.A.I. L’Aquila