Sezione CAI L'Aquila

Il Club Alpino Italiano
Testo Tratto da “Agenda CAI 2013”

Tra le associazioni nazionali, il Club Alpino Italiano è la più vecchia. “Il vecchio CAI”, si dice come per un nonno simpatico e affettuoso. È vero. Siamo vecchi di età, ma giovani di idee, attività, entusiasmo. Perché “non si invecchia camminando per verdi montagne”. Gli anni non ci pesano: sono serviti a costituire il nostro ricchissimo bagaglio di esperienza. Un bel patrimonio. Bello e pulito, perché fatto di volontariato. Non abbiamo interessi reconditi e non siamo né politicizzati né confessionali. Nessuna discriminazione. E anche se oggi il volontariato sembra appannarsi, noi continuiamo a crederci. Lo pratichiamo tutti, dai massimi dirigenti all’ultimo socio.
La nostra è dawero una grande famiglia che ha come denominatore comune l’amore e l’apprezzamento per la montagna.
La nostra crescita numerica è costante e ci ha portato a superare abbondantemente quota 300.000. Un esercito armato di idee innovatrici e di idealità che si rifanno a quelle dei nostri fondatori.
l valori e gli obiettivi non tramontano. Bisogna soltanto aggiornare le strategie. Come diceva Carlo Levi “il futuro ha un cuore antico“.

Sezioni
storia-caiSiamo presenti in tutte le Regioni, dalla Sardegna alla Sicilia, dal Sud al Nord. Le sezioni sono la nostra forza operativa sul territorio. Da sempre godono di ampia autonomia, che consente loro di dare una risposta ottimale alle esigenze locali, così diversificate nella nostra Italia, lunga e larga.
Poiché è da un secolo e mezzo che portiamo gente in montagna abbiamo tutte le carte in regola per aiutare a conoscere e ad  apprezzare le Alpi e gli Appennini. Oggi siamo quasi 500 Sezioni, e poco più di 300 sottosezioni (dati 2012).

Le nostre attività sul territorio sono polivalenti. Non solo il “grande alpinismo”, ma anche l’escursionismo più facile, lo sci alpinismo, la speleologia, e tanto al tro ancora. Il tutto corredato da numerose pubblicazioni e da iniziative culturali. L’Italia non è solo un Paese di mare. È soprattutto pieno di montagne. Purtroppo alcune porzioni sono degradate, cementificate, banalizzate, carbonizzate. Ma, contrariamente a quello che si pensa, buona parte delle nostre monatagne sono ancora splendide e gratificanti. Un mondo ricco di fascino e di mistero.
l colori e i sapori della natura chiedono tutela e rispetto: è questo l’impegno primario che deve accompagnarci in ogni passo e non solo in montagna.
Il CAI non è quindi – come alcuni pensano- un Club d’élite, formato da “quei pazzi di scalatori” che vanno a sfidare le pareti “impossibili” mettendo allegramente in gioco la loro vita in una battaglia con la montagna che talvolta diventa “assassina” come si divertono a chiamarla i giornalisti per fare effetto, non sapendo che la montagna è sempre stata madrina, e per questo non può volere la morte di chi si avvicina. Siamo degli amici della natura. Crediamo nella solidarietà, sostanziata dai fatti, non dalle parole. Una Solidarietà che ha come beneficiaria anche la gente di montagna, spesso emarginata ed economicamente meno fortunata.
Ti piace la montagna? Non la conosci ancora? Vieni con noi. In sicurezza e simpatia. Possiamo dare realtà al tuo sogno.
Il Club Alpino Italiano nasce il 23 ottobre 1863 “nel Castello del Valentino, in Torino, all’una pomeridiana”, come si legge nel “processo verbale della prima adunanza dei soci”. Un documento assai scarno, da vecchio Piemonte. La seduta costitutiva dura circa due ore, con l’approvazione dello statuto e la nomina dei “direttori”, ossia dei primi dirigenti.

A presidente viene eletto un nobile, il barone Ferdinando Perrone di San Martino, relativamente giovane, elegante, occhi profondi, ampi baffi di sverzino arricciati in punta, come s’usava.
All’adunanza “molti vennero da lontano”. Sembra che i fondatori siano stati circa duecento, ma la distinta esatta non ci è più pervenuta.
Il seme però viene gettato bene. E produce. Quella dell’ottobre 1863 è la costituzione per così dire, “burocratica” del Club alpino italiano. La vera fondazione risale a qualche mese prima (il 12 agosto 1863) quando Quintino Sella, scienziato e statista biellese, sale al Monviso con tre amici. Sulla montagna che dà vita al Po, in Quintino Sella nasce l’idea di radunare gli alpinisti italiani in un Club come era avvenuto l’anno prima in Gran Bretagna e in Austria e, pochi mesi avanti, in Svizzera.

All’inizio il Club Alpino Italiano ha una sede unica, a Torino. Poi sorgono le prime “succursali”: Aosta, Varallo, Agordo, Fi renze, Domodossola, Napoli, Susa, Chieti, Sondrio, Biella, Bergamo, Roma, Milano, Auronzo, L’Aquila, Cuneo, Tolmezzo, lntra, Lecco ecc.

Come si vede il respiro diventa subito nazionale: grandi città e piccoli centri, dalle Alpi al Mezzogiorno.
Dopo la Prima Guerra Mondiale confluiscono nel Club Alpino Italiano due importanti sezioni già ricche di storia e di attività: la Società degli AlpinistiTridentini (S.A.T.) e la Società Alpina delle Giulie (S.A.G.). La vita ultrasecolare del Club Alpino Italiano è fatta soprattutto di entusiasmo e di volontariato.
Sono queste le forze trainanti che hanno reso possibile un ampio ventaglio di realizzazioni a favore della montagna e dei suoi frequentatori: rifugi, bivacchi, sentieri, rimboschimenti, opere sociali.
Per facilitare concretamente la pratica dell’alpinismo il Club Alpino Italiano crea le guide: sia gli uomini (con la specifica formazione dei valligiani), sia i libri (con la descrizione dettagliata dei diversi gruppi montuosi).
A cavallo del secolo si va però affermando un nuovo genere di alpinismo: quello dei “senza guida”. Nascono così – e siamo all’ inizio  del Novecento – le prime associazioni che daranno vita al Club Alpino Accademico Italiano, con lo scopo di creare affiatamento e unione di esperienze, nonché di promuovere l’ammaestramento pratico alle grandi ascensioni, lo studio e la descrizione di regioni d’alta montagna, la costruzione di piccoli rifugi ecc.
Con la legge del 26 gennaio 1963 n.91, il C.A.I. viene dotato di personalità giuridica, riconoscendo compiti ben specifici all’interno del sodalizio,come il mantenimento dei sentieri, dei rifugi, la formazione attraverso corsi mirati per istruttori, aspiranti guide alpine ecc.
Numerose sono le Sezioni che organizzano scuole e corsi di alpinismo favorendo, in tal modo, un elevatissimo numero di giovani che si accostano alla montagna con sicurezza e simpatia.
Il soccorso alpino è vecchio quanto l’alpinismo, ma negli anni Cinquanta (dapprima nel Trentina poi in tutta Italia) viene organizzato con criteri e mezzi moderni. Divenuto attività peculiare del Club, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico assume il ruolo vero e proprio di un servizio di protezione civile, non solo per gli alpinisti, ma per tutta la gente di montagna.
I soci sono riuniti in Sezioni e queste si raggruppano nei convegni regionali e hanno la massima espressione nell’Assemblea dei Delegati, organo sovrano del CLUB ALPINO ITALIANO.
Infine, in questo succinto compendio del “curriculum vitae” del Club Alpino Italiano, non possiamo dimenticare le spedizioni extraeuropee. Una per tutte: la vittoria sul K2, la seconda montagna della Terra, conquistata nel 1954 da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli e la sal ita al Gasherbrum IV del 1958 dove arrivarono in cima Walter Bonatti e Carlo Mauri. Un settore questo, del l’attività alpinistica negli altri Continenti, in costante espansione.
Per tale motivo il Club Alpino Italiano ha acquistato il CISDAE (Centro Italiano Studi e Documentazione Alpinismo Extraeuropeo) realizzato dallo scrittore e fotografo Mario Fant in. Nella nuova sede di Torino il CISDAE è a disposizione di tutti (alpinisti, studiosi, ricercatori, non solo italiani) per consultazioni e informazioni.
Tra le varie iniziative del CAI, sono da ricordare le tantissime pubblicazioni effettuate, partendo dal “Bollettino” che caratterizzò i primi anni di vita del Sodalizio, al la “Rivista Mensile” nata nel 1882.

Nel 1913 le copie stampate furono 8730, per arrivare a 65.000 nel 1963, e oltre 200,000 prima che diventasse ” La RIVISTA del CAI” e l’attuale “MONTAGNA 360° ” . Da ricordare anche “LO SCARPONE” nato nel 1931 e terminato, come produzione cartacea alla fine del 2010 e attualmente prodotto in forma on line. Molte sono le pubblicazioni che il CAI ha fatto e continua a fare, ma l’elenco sarebbe lungo. Il fiore all ‘occhiello è costituito da ” La Guida dei Monti d’Italia” definita non a torto ‘la bibbia del socio CAI…, Iniziata nel1908, oggi conta oltre 50 volumi, si completerà nel corso del 2012 con la realizzazione dei volumi “Civetta” e “Alpi Biellesi e Valsesiane”. l due volumi concluderanno la prestigiosa Collana esattamente a ottant’anni dall’inizio della storica coedizione con il TCI che cura la parte organizzativa della compilazione e la parte editoriale, mentre al CAI spetta la parte tecnica (vale a dire la compilazione vera e propria effettuata esclusivamente in ambiente).
Nel 2012 c’è in programma lo studio di una “se son rose fioriranno”, credo, abbiano molte spine. Le nostre mani, forti e callose, supereranno anche questo.