Da tre lunghi mesi senza musica, senza prove, impossibilitati all’incontro fisico nasce forte l’esigenza di riappropriarsi della propria vita.

Si tenta la risalita. La meta è lontana. Si inizia a salire, manca il respiro ed i pensieri, legati alle circostanze, ci affliggono. Il pensiero però va a chi, oggi, il respiro fa fatica a raccoglierlo; si pensa a chi quel respiro lo trattiene dietro una mascherina che lacera la pelle perché quello è il suo lavoro, la sua missione.

Allora decidi di impegnarti nell’ascesa che ti porterà fino in cima dove potrai scorgere il rifugio, la-ho, un grande fiore bianco che sboccia in primavera: sì! sei giunto sulla vetta, sei giunto al “Rifugio Bianco”. Ti fermi e ringrazi tutte le persone che danno l’anima per aiutare il prossimo. Pensi con tristezza a chi non ce l’ha fatta, pensi a chi, per fortuna è guarito e forse verrà a sentirci cantare.